Lo studio sedimentologico della baia di Giardini Naxos (Me)
Per
conto di Tecnis S.p.A. nel Luglio 2008 è stato eseguito uno studio
sedimentologico della baia di Giardini Naxos ai fini del progetto
preliminare di completamento del porto turistico di Giardini Naxos.
Il complesso studiato può configurarsi come una baia in gran parte piuttosto esposta nella quale sono state impostate una serie di strutture per la difesa del litorale, alcune delle quali hanno avuto successo mentre altre hanno costituito solo una barriera ad efficacia limitata.
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Nel
settore interno della barra soffolta, accanto alla quale si sta adesso
realizzando una barra emersa, si sta instaurando una processo di
deposizione favorito dal fatto che il nuovo pennello di collegamento con il
litorale ha interrotto il flusso di corrente da nord che si insinuava nella
baia.
Il
regime correntometrico, è concorde con la corrente proveniente dallo Stretto di
Messina. Però, mentre in assenza di dinamica eolica efficace, il flusso rimane
molto limitato e quindi rallentato, in corrispondenza dei venti
orientali, la corrente si flette verso l’interno aumentando la sua
efficacia e depositando i sedimenti più fini sul settore sud che, con il molo
di Capo Schisò riesce a catturarli facendo si che si depositino sul fondale.
Tale
struttura inoltre ripara parzialmente la baia dal moto ondoso consentendo anche
la presenza di fenomeni di bioturbazione diversamente dai
settori centrale e settentrionale progressivamente più esposti fino a Capo
Taormina e che risultano sotto erosione anche se la costituzione litologica di
questi settori è molto meno erodibile.
Nel
settore centrale, attualmente in leggera deposizione, il litorale, se non fosse
per le opere di protezione, si restringerebbe sensibilmente prova ne è la
situazione delle strutture più esposte come la barra soffolta che mostrano
segni di disconnessione e scavernamento incipiente.
Il
sistema viene eroso nella sua componente sedimentologica
che poi viene trasportata e ridepositata altrove, verso isobate
inferiori, tranne che in alcuni settori, quali quello interno della barra, dove
rimangono all’interno, dopo essere stati elaborati, producendo così
un innalzamento delle isobate ancora poco avvertibile.
Il sistema nel complesso, se non fosse dagli interventi antropici eseguiti, si può definire in evoluzione erosiva cui si è tentato di porre rimedio con diverse soluzioni la cui efficacia è stata delineata nello studio.